Volare senza ali

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La prigione delle Thomson Falls a Nyahururu

Simona ha avuto l'opportunità anche di interagire e stimolare i carcerati di una delle prigioni di Nyahururu. E' stato un momento molto toccante per come i detenuti hanno spiegato che Simona ha lasciato il segno nella loro vita.Tre giorni dopo quell'incontro Simona ha detto:

“Sono andata in carcere e avevo paura, non sapevo cosa dirgli e come dirglielo. Comunque ci sono andata. E' difficile dire cosa è successo ma mi ha cambiato. Non ho mai provato niente di simile. E' stato così profondo che non ci sono parole. Posso solo dire che è stato meraviglioso.”

La visita di Simona in carcere ha dato coraggio ai detenuti perché vedano la vita in maniera positiva e abbiano fiducia in loro stessi.
Verso la fine della giornata Simona ha cantato e ballato insieme ai detenuti una canzone in lingua locale e l'atmosfera che si è diffuso in tutto il carcere non può essere descritto.
Tutti si sono commosse danzando e celebrando la vita insieme.

 

Nyahururu Prison

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Casa dei bambini di Ol Kalau

In un'altra occasione Simona ha incontrato bambini di una comunità per disabili fisici, insieme a studenti di una scuola, i loro genitori, gli insegnanti e persone del quartiere in cui la comunità risiede. E' stata una opportunità per interagire con loro e celebrare la vita. La cosa più emozionante è stato vedere i bambini con disabilità ballare sullo stesso palco con Simona. Sono stati capaci di comprendere in maniera profonda il motto della scuola “Disabilità non è vuol dire inabilità”. Sono stati invitati ad utilizzare le loro potenzialità e ad avere fiducia in loro stessi. I bambini erano molto interessati a sapere come i genitori di Simona avevano reagito vedendo che era nata senza braccia. I loro visi lasciavano trasparire chiaramente il trauma che avevano subito a causa del rigetto da parte dei genitori per la loro disabilità. E' stato un momento importante per riflettere e ringraziare Dio per le persone che con il loro amore, la loro dedizione e il loro sostegno anche materiale rendono possibile che questi bambini facciano esperienza di amore. Ringraziamo Dio per le persone che offrono il loro tempo, le loro risorse e professionalità accompagnando i bambini, toccando il loro fragile cuore e ricordandogli che sono stupendi e meritevoli di essere amati.

 

Ol Kalau

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Perché la tua gioia sia piena

Simona ha portato un messaggio di pace a tutti e a ciascuno di noi. Ci ha ricordato dell'umano desiderio di essere felici e che la felicità si può trovare solo dentro di noi.
“Nessuno può farti felice. Tu sei l'unico che può farti felice. Abbi fiducia in te stesso perchè puoi. Sei prezioso, sei bello”.
Simona sembrava che sottolineasse proprio il messaggio di speranza del Saint Martin: che ogni essere umano è prezioso. Che ogni persona nonostante le proprie condizioni fisiche, razza, etnia, religione e livello economico è unico e ha qualcosa da offrire. Nel nostro servizio per e con i poveri permettiamo a loro di cambiare il nostro cuore. Il più grande miracolo del nostro apostolato è scoprire che che il povero non è un problema ma è una risorsa. E' un dono, un dono prezioso che ha la capacità di cambiarci il cuore e farci crescere in solidarietà e amore fraterno. Ringraziamo Simona per essere parte di questo messaggio. Le siamo grati perchè la sua presenza ci ha toccati e adesso siamo persone nuove.
Un ragazzo dello staff del Saint Martin dice questo:
“Ha fatto una cosa bella a me e speriamo a tanti di noi. Come organizzazione puntiamo molto sull'accrescere le potenzialità delle persone e facciamo molta formazione. Eppure Simona è stata capace di produrre un impatto molto più grande di tutti i corsi di formazione messi insieme soprattutto nel cambiare l'attitudine delle persone rispetto alla vita”.

 

Simona

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Kenyatta University

Simona ha avuto anche l'opportunità di incontrare studenti delle scuole superiori nei dintorni di Nyahururu e studenti di due università.Nell'Università Kenyatta a Nairobi Simona ha incontrato studenti del Dipartimento Danza, Musica e Arte. Ha avuto la possibilità di vedere l'arte del Kenya e ha avuto uno scambio di idee su cosa vuol dire ballare in questa parte del globo.
L'Università ha apprezzato molto la visita di Simona, la sua presenza li ha spronati ad essere accoglienti verso le persone disabili. Il vice Rettore ha sottolineato che la sua è l'Università con più persone disabili in Kenya. Ha detto che l'incontro con Simona ha avuto un impatto positivo su tutti gli studenti nel cambiare il proprio approccio alla vita.
Una studentessa ha espresso con queste parole le sue emozioni:
“L'incontro con Simona mi 'ha toccato molto. Quando  stai un po' con lei le  piccole lamentele sulla vita spariscono. Nonostante sia nata senza braccia è una persona completa. Si è accettata per quella che è. Non si è mai lamentata di quello che non ha ma ha sfruttato a pieno quello che Dio le ha regalato: i suoi piedi.
Parla di loro come delle sue lunghe braccia che qualche volta usa per camminare. Simona mi ha insegnato ad accettarmi per quella che sono.”

 

Kenyatta University

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Celebrazione del giorno di Effatha

La prima apparizione pubblica di Simona in Kenya è stata durante la festa di Effatha che ha visto riuniti i bambini con disabilità, i loro genitori, i bambini dalle sezioni speciali delle scuole di Nyahururu, volontari che lavorano per e con persone con disabilità e … tanti altri amici. Questa festa si è svolta nella casa Effatha – Comunità dell'Arca in Kenya – che accoglie persone con e senza disabilità mentali vivendo in una comunità di amore, amicizia e fiducia. Durante le celebrazioni Simona ha espresso grande ammirazione per i bambini con disabilità e gli ha chiesto di essere orgogliosi di quello che sono.Simona ha invitato tutti ad accettare le persone con disabilità e a dare loro la possibilità di fare quello possono al meglio. La sua auto-accettazione è stata una testimonianza preziosa per tutta la folla che ha partecipato alla celebrazione. “Se potessi chiedere un miracolo a Dio, gli chiederesti le braccia?” un partecipante le ha chiesto. Simona ha risposto che nella sua vita ha già fatto esperienza di un grande miracolo e non ne desidera altri. “E' un miracolo che i miei piedi siano anche le mie braccia. Se Dio mi desse le braccia oggi, non saprei cosa farmene. Sinceramente non gli chiederei di donarmi le braccia.” La sua testimonianza ci ha fatto riflettere molto su come continuiamo a lamentarci con Dio per cose futili e non siamo sufficientemente riconoscenti per i grandi doni che Lui ci ha fatto.

 

effatha day

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