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La storia

1.GLI INIZI (1997-1999)

 

Nel 1997 a un prete che lavorava nella parrocchia di Nyahururu fu chiesto di benedire una casa di un villaggio lontano. Dopo aver benedetto la casa, i suoi proprietari, gli animali del cortile e i raccolti dei campi, il prete si imbatté per caso in Thomas, un uomo con disabilità mentali e fisiche, che stava seduto in mezzo allo sporco dietro una porta. L'inaspettato incontro con Thomas rappresentò un punto di svolta importante e pieno di implicazioni: com'era possibile, si chiese il prete, che gli fosse stato richiesto di benedire persino gli animali, ma non quell'uomo così bisognoso che sembrava essere stato rifiutato e dimenticato dalla famiglia? Si chiese come dei cristiani potessero ignorare uno dei doveri più sacri della società.

In risposta a queste domande, un gruppo di volontari della parrocchia iniziò un programma comunitario per le persone disabili. Thomas non poté trarre beneficio da questa iniziativa. Infatti morì poche settimane dopo aver incontrato il prete. Tuttavia non morì invano: aveva spinto i primi volontari a dedicarsi alle persone disabili della comunità.

Questo è l'inizio del St. Martin CSA. I primi volontari non avevano idea di ciò che stavano iniziando. Dovevano acquisire competenze sulla disabilità, sugli approcci e sugli interventi appropriati caso per caso. Dovevano soprattutto individuare quanti disabili erano presenti nella loro parrocchia. I volontari iniziarono ad andare nelle chiese di domenica e a diffondere consapevolezza tra le persone. Sorprendentemente furono identificati e registrati centinaia di bambini disabili. Per molto tempo questi bambini erano stati nascosti talmente bene che nessuno era a conoscenza della loro miserabile esistenza.

Lo stesso anno si creò un secondo gruppo di volontari  per seguire i casi di violazione dei diritti umani nella società.

Purtroppo la violenza era diventata un fenomeno comune, la normale risposta ai crescenti problemi di disagio. Persino i volontari che seguivano i primi seminari sulla Non Violenza Attiva credevano con difficoltà che esistessero strade alternative alla violenza per superare le difficoltà. Presto però, dopo il seminario, loro stessi iniziarono con entusiasmo sessioni formative rivolte ai membri della comunità e si fecero promotori dei metodi della Non Violenza Attiva.

Durante i primi anni, tutte le attività furono portate avanti dai volontari. Non c'era personale dipendente e le risorse erano davvero poche. Nel corso del 1999 furono resi agibili molti uffici di quello che era stato un dispensario cattolico e si comprò una Land Rover che serviva a rendere più agevoli i trasporti.

Il concetto di volontariato era nuovo per le persone e in questa fase iniziale c'era bisogno di una formazione spirituale, "la valorizzazione del cuore". Le persone coinvolte dimostrarono una grande disponibilità a dedicare il loro tempo e persino le proprie risorse a beneficio dei più bisognosi.

LO SVILUPPO DELL'ORGANIZZAZIONE

Nel 1999 ci fu il bisogno di registrare formalmente le attività dei volontari all'interno di una struttura. S. Martino di Tours fu scelto come santo patrono da cui prese poi nome l'organizzazione. Molti iniziarono a imitare la sua vita esemplare, il suo essere solidale con il povero e il suo stile di vita non violento.

Per il St. Martin iniziò una nuova fase mirata all'organizzazione. C'era molta buona volontà tra i volontari, ma non abbastanza professionalità per essere efficaci. Il cuore dei volontari era cresciuto, ma non la testa. Durante questo periodo furono sistemate le strutture, le procedure e le politiche. Si svilupparono dei progetti strategici attraverso delle metodologie partecipative. Aumentarono le attività secondo obiettivi e target precisi in previsione dei quali ogni progresso poteva essere monitorato e valutato.

All'inizio di questa fase, furono costituiti due nuovi comitati per affrontare problemi sempre più grandi all'interno della comunità: i ragazzi di strada della città di Nyahururu che erano visti frugare tra i cumuli di rifiuti e l'elevato numero di morti causati dall'HIV/AIDS. Furono promossi numerosi progetti denominati "food for work" in risposta ad una grave siccità che aveva colpito l'area nel 2000.

Nel 2002 fu costituito un programma comunitario per il micro-credito allo scopo di migliorare le condizioni economiche dei beneficiari dell'organizzazione.

In questi anni ci fu una rapida crescita del personale. Le attività, inizialmente portate avanti da volontari, erano ora sostenute da personale dipendente iscritto nel libro paga. Ciò ha facilitato la formazione di molti volontari della comunità e l'aumento delle attività, come i centri di riabilitazione per i ragazzi di strada, che non potevano essere seguite solo dai volontari.

L'IDENTITÀ

Dopo la seconda fase, che vide lo sviluppo di molti programmi, seguì un periodo di consolidamento in cui si rafforzarono le strutture dell'organizzazione e si approfondì il senso dell'identità del St. Martin. Questa divenne sempre più importante per cui il personale e i volontari dovevano capirne l'approccio e i valori .

Nella fase di accrescimento del personale, si temette che il ruolo dei volontari venisse trascurato. Fu necessario sottolineare che proprio i volontari rappresentavano il cuore dell'organizzazione, mentre il personale rappresentava dei facilitatori.

In effetti, i  volontari svolgono il lavoro nella comunità, mentre lo staff ha il compito di agevolarli nel compito. Nel 2003 durante la festa di S. Martino si portò al centro dell'attenzione questo principio. Quel giorno l'organigramma del St. Martin era appeso alle spalle dei relatori. Fu chiaro che la struttura lì rappresentata  era molto lontana dalla realtà dell'organizzazione stessa e quindi, dopo molte discussioni, si decise di rovesciare drasticamente la piramide dirigenziale.

L'organizzazione poteva ora formulare una propria vision e mission che poneva la comunità al centro. La missione era rivolta alle persone considerate "abili", cioè i volontari e il personale della comunità che avevano talenti e doni da condividere con i più deboli. Per non dimenticare l'importanza di questo principio, si adottò il motto: "ONLY THROUGH COMMUNITY – "SOLO ATTRAVERSO LA COMUNITÀ".

Tra il 1999 e il 2002 fu data molta importanza alla valorizzazione della testa e allo sviluppo di nuove competenze professionali. Questa fase fu caratterizzata dallo sforzo di equilibrare le capacità del cuore e quelle della mente. Fu chiaro ancora una volta che, nel processo di sviluppo di competenze tecniche, non poteva essere sottovalutata l'importanza del cuore. A questo scopo, si formò un gruppo di persone che si dedicavano alla crescita spirituale dei volontari e così si attestò lo spirito del St. Martin, la base biblica dell'organizzazione.

Mentre gli anni passavano, il personale e i volontari, lavorando con i beneficiari, capirono che loro stessi erano cambiati, proprio grazie al lavoro.  Questa importante rivelazione mutò la percezione delle persone deboli. Mentre prima vedevamo nei poveri un problema che doveva essere risolto, ora capivamo che potevamo considerarli una risorsa, poiché avevano la capacità di cambiare i nostri cuori e di farli crescere in amore e solidarietà.

Con il coinvolgimento di centinaia di volontari e molti sostenitori, il St. Martin è diventato più di un movimento all'interno di una comune organizzazione.

È un movimento di persone che crede che la comunità possa cambiare promuovendo i valori dell'amore e della solidarietà. Non deve essere un movimento al di fuori della comunità, ma parte integrante di essa capace di coinvolgere e smuovere più persone possibili.

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